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Nutrirsi guardando

Italo Rota racconta il i suoi progetti per Expo Milano 2015 nel corso del terzo appuntamento organizzato da Interni a ExpoGate
ph. Efrem Raimondi
ph. Efrem Raimondi
Italo Rota con Gilda Bojardi, direttore di Interni. ph. Efrem Raimondi
Italo Rota con Gilda Bojardi, direttore di Interni. ph. Efrem Raimondi
Italo Rota. ph. Efrem Raimondi
Italo Rota. ph. Efrem Raimondi
ph. Efrem Raimondi
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Kuwait Pavilion
Kuwait Pavilion
Kuwait Pavilion
Kuwait Pavilion
Wine Pavilion
Wine Pavilion
Wine Pavilion
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Art&Food
Art&Food
Art&Food
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ph. Efrem Raimondi
Italo Rota con Gilda Bojardi, direttore di Interni. ph. Efrem Raimondi
Italo Rota. ph. Efrem Raimondi
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Kuwait Pavilion
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Wine Pavilion
Wine Pavilion
Art&Food
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Italo Rota è un pensatore distante dalla figura del professionista canonico, regista del Padiglione del Kuwait (di cui ha progettato l'edificio e il racconto dei contenuti), del Wine Pavillion interno al Padiglione Italia e della mostra (insieme a Germano Celant) Arts & Foods in Triennale.
 
Tre macro installazioni, così ne parla, per 'affidare' al visitatore un messaggio forte: "Guardate che quanto vedete non è tutti a tavola...Impariamo a guardarci e a scoprire le relazioni che abbiamo con il cibo e le problematiche legate alla nutrizione. Quale contributo stiamo portando al tema?".
 
La ricerca di un dialogo costruttivo è indirizzata soprattutto ai bambini che a un certo punto dei percorsi espositivi sono invitati a separarsi dagli adulti per seguire proposte conoscitive ad hoc: "Perché ricordiamoci che il futuro è soprattutto nelle loro mani!".
 
Nel Padiglione del Kuwait "una montagna di cemento e acciaio smontabile" si ritrova un denso rapporto con il paesaggio, che si lega sia all'aspetto simbolico di una facciata fatta di vele (omaggio al sambuco locale, l'imbarcazione tipica per trasportare spezie e alimenti) che alla dimensione narrativa della storia di questo Paese. Nelle sale interne: il tema della preziosità dell'acqua e dei modelli dei cicli di vita e il ‘cuore’ della grande fattoria idroponica.
 
Il Wine Pavillion è un luogo differente, che propone un'esperienza fisica-sensoriale-culturale legata al vino italiano (nei 1840 tipi selezionati). "Abbiamo lavorato per contrasto, con materiali di recupero, adottando la tecnica dell'affresco, mescolando antico e moderno, contemporaneità e archeologia".
 
In Triennale, Art & Foods, una mise en scene del tavolo del contadino, del re, di D'Annunzio, degli astronauti, cui partecipano invece, in un racconto serrato e stimolante oltre novemila oggetti e preziose opere d'arte, che dialogano con gli spazi di Muzio, riscoperti sul piano architettonico, senza distinzioni di rango e di valore economico.
 
"Un'opera di Monet vicino ai prodotti della Galbani anni Cinquanta? Ci sta, se deleghiamo agli oggetti e alle relazioni che si creano tra loro il confronto intorno al tema della nutrizione". Fino alla declinazione di Cucine e ultracorpi, curiosa appendice della mostra. (Antonella Boisi)