Eleganza senza tempo

Progetto di Paola Navone
Foto courtesy Como Hotels and Resorts
Testo di Antonella Boisi
Nelle lounges lobby spiccano le scenografie lampade a parete di Serge Mouille che valorizzano la palette di grigi, tone sur tone, delle sedute di Baxter e di Natuzzi disegnate da Paola Navone.
Nelle lounges lobby spiccano le scenografie lampade a parete di Serge Mouille che valorizzano la palette di grigi, tone sur tone, delle sedute di Baxter e di Natuzzi disegnate da Paola Navone.
La private dining che si sviluppa a latere della sala principale del ristorante, con la parete foderata di specchi dalle cornici in rattan, recuperati da antiquari e mercatini nel sud della Francia, alternati a pezzi con motivi in bianco su disegno di Paola Navone per Gervasoni, come le sedute.
La private dining che si sviluppa a latere della sala principale del ristorante, con la parete foderata di specchi dalle cornici in rattan, recuperati da antiquari e mercatini nel sud della Francia, alternati a pezzi con motivi in bianco su disegno di Paola Navone per Gervasoni, come le sedute.
Il bancone del bar in graniglia verde menta e piano in zinco. Si nota il fondale specchiato con ante lignee rivestite in zinco che accoglie l’antica collezione di ceramiche bianche fatte a mano, provenienti dal villaggio francese di Malicorne-Sur-Sarthe. Sedie Gervasoni.
Il bancone del bar in graniglia verde menta e piano in zinco. Si nota il fondale specchiato con ante lignee rivestite in zinco che accoglie l’antica collezione di ceramiche bianche fatte a mano, provenienti dal villaggio francese di Malicorne-Sur-Sarthe. Sedie Gervasoni.
La sala principale del ristorante. La maggior parte degli arredi sono custommade, disegnati da Paola Navone fino al dettaglio delle tovagliette che formano il tableware. S’intravvede sulla destra l’area del bar e sul fondo l’arco che disimpegna la private dining.
La sala principale del ristorante. La maggior parte degli arredi sono custommade, disegnati da Paola Navone fino al dettaglio delle tovagliette che formano il tableware. S’intravvede sulla destra l’area del bar e sul fondo l’arco che disimpegna la private dining.
In una luminosissima suite vista mare, la boiserie rivestita di specchi anticati funge da filtro divisorio tra la zona letto e salottino, quest’ultimo arredato con poltrone e tavolini di Gervasoni. Tutto su disegno di Paola Navone, anche la pavimentazione in graniglia composta nei toni del bianco e del nero. Nella zona letto, seduta di Letti & Co.
In una luminosissima suite vista mare, la boiserie rivestita di specchi anticati funge da filtro divisorio tra la zona letto e salottino, quest’ultimo arredato con poltrone e tavolini di Gervasoni. Tutto su disegno di Paola Navone, anche la pavimentazione in graniglia composta nei toni del bianco e del nero. Nella zona letto, seduta di Letti & Co.
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La scenografica piscina e terrazza ricavata sul roof top, all’ottavo e ultimo piano dell’hotel, dove è possibile praticare yoga all’aperto.
La scenografica piscina e terrazza ricavata sul roof top, all’ottavo e ultimo piano dell’hotel, dove è possibile praticare yoga all’aperto.
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Nelle lounges lobby spiccano le scenografie lampade a parete di Serge Mouille che valorizzano la palette di grigi, tone sur tone, delle sedute di Baxter e di Natuzzi disegnate da Paola Navone.
La private dining che si sviluppa a latere della sala principale del ristorante, con la parete foderata di specchi dalle cornici in rattan, recuperati da antiquari e mercatini nel sud della Francia, alternati a pezzi con motivi in bianco su disegno di Paola Navone per Gervasoni, come le sedute.
Il bancone del bar in graniglia verde menta e piano in zinco. Si nota il fondale specchiato con ante lignee rivestite in zinco che accoglie l’antica collezione di ceramiche bianche fatte a mano, provenienti dal villaggio francese di Malicorne-Sur-Sarthe. Sedie Gervasoni.
La sala principale del ristorante. La maggior parte degli arredi sono custommade, disegnati da Paola Navone fino al dettaglio delle tovagliette che formano il tableware. S’intravvede sulla destra l’area del bar e sul fondo l’arco che disimpegna la private dining.
In una luminosissima suite vista mare, la boiserie rivestita di specchi anticati funge da filtro divisorio tra la zona letto e salottino, quest’ultimo arredato con poltrone e tavolini di Gervasoni. Tutto su disegno di Paola Navone, anche la pavimentazione in graniglia composta nei toni del bianco e del nero. Nella zona letto, seduta di Letti & Co.
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La scenografica piscina e terrazza ricavata sul roof top, all’ottavo e ultimo piano dell’hotel, dove è possibile praticare yoga all’aperto.
A Miami Beach, un edificio Art Déco accoglie, dallo scorso settembre, l’hotel Metropolitan by Como: la proposta di un’ospitalità contemporanea che sperimenta nuove forme di contaminazione. Con il fascino discreto di una leggerezza colta

Un nuovo indirizzo da non perdere per gli aficionados di Art Basel Design Miami, poliedrico district di attività ed eventi internazionali, tra arte, design e moda è il Metropolitan by Como nella zona di Miami Beach, seconda realizzazione curata da Paola Navone per il brand Como Hotels and Resorts by Christina Ong, dopo Point Yamu a Phuket, in Thailandia (cfr. Interni, n.640, aprile 2014). 

E non tanto perché questo urban hotel, nato Traymore nel 1920, gode (come molti altri in loco) di un privilegiato accesso diretto alla spiaggia e della compagnia della lussureggiante vegetazione tropicale. Quanto piuttosto perché si relaziona con le suggestioni stile Great Gatsby e con le atmosfere Art Déco dell’edificio che lo ospita – una palazzina liberty del distretto storico – reinterpretandole con una vena sperimentale, cool e intrigante. Merito dell’intervento progettuale di Paola Navone che è riuscita a trasformare un vincolo in un’opportunità. Come confrontarsi infatti con un’architettura inserita nell’Historic Preservation Board della città dal 1930, disegnata da geometrie bianche, nitide e lineari, ampie vetrate sottolineate da una serie di fasce marcapiano orizzontali, con bordi curvi sporgenti? Intoccabile. Come l’area-lobby segnata dalla pavimentazione in graniglia dai colori pastello – giallo, rosa e verde acqua – e da monumentali colonne bianche che modulano ritmicamente lo spazio. 

“Abbiamo ripulito tutto” spiega Paola Navone “per riportare ogni cosa com’era in principio, in termini di stile, colori e materiali, ma cercando di ‘tradurre’ il linguaggio decorativo preesistente in qualcosa di speciale e contemporaneo, che corrispondesse al modo di interpretare l’ospitalità e il benessere da parte di Christina Ong. Condividiamo con COMO l’idea che l’esclusività sia apprezzabile come semplicità, rispetto delle tradizioni e del genius-loci. Ci è piaciuto così ritrovare una sorta di complicità con gli ambienti, attraversosoluzioni soft e leggere, fatte di piccole cose che provengono da differenti mondi, luoghi e tempi distanti tra loro, ma sempre gentili e amichevoli, a sottolineare il valore della relazione tra le persone”. 

Non è stato difficile per chi, come Paola Navone, possiede il fascino discreto della leggerezza che riesce a restituire in una raffinatezza senza tempo. D’altronde il mondo è la sua fonte inesauribile di ispirazione: Asia, Italia, Hong Kong, Parigi, Miami, Amsterdam, L’Estremo Oriente, il mare Mediterraneo.“Miami è Oceano Atlantico” continua. 

“Ecco, perché, ad esempio per l’area del bar, tutta su disegno, dove il bancone in graniglia verde menta sembra un’ideale prosecuzione del pavimento fino al piano in zinco che riprende quello di tradizionali bistrot, abbiamo scelto di decorare il fondale ligneo e specchiato con un’antica collezione di ceramiche bianche fatte a mano, provenienti da Malicorne- Sur-Sarthe, un villaggio nella Loira, dove dal Settecento piccoli laboratori realizzano piastrelle ispirate alla natura e al mare. O ancora abbiamo vivacizzato una parete della private dining con una collezione di specchi dalle cornici in rattan recuperati da antiquari e mercatini nel sud della Francia”.

Il medesimo mood – riportabile alle parole chiave: modernità, appeal e relax – si ritrova nelle stanze, 74 in tutto, di circa 30 mq ciascuna. Qui, con l’ intento di non invadere lo spazio degli ospiti e di dilatare la percezione di freschezza, aria e luce degli ambienti, materiali tradizionali sono stati reinventati con texture declinate sempre in colori pastello che privilegiano il verde chiaro riportato anche sui muri finiti in modo zigrinato ad accentuarne un effetto di ricercatezza. La graniglia della pavimentazione ex novo è stata invece riproposta in un fuori scala giocato con una palette cromatica in bianco e nero che si valorizza nell’accostamento con le piccole piastrelle in marmo di Carrara e con i banchetti d’appoggio parigini anni Trenta dei bagni; e con i tessuti di rivestimento in grigio e bianco, declinati tone sur tone, di tendaggi, sedie e poltroncine. 

Di grande effetto, poi, la luce, che richiama motivi decorativi anni Trenta/Quaranta: veicolata da flessibili strutture metalliche su disegno mixate con scenografici apparecchi a braccio di Serge Mouille, diventa il leitmotiv che amplifica la percezione di una rilassante atmosfera vacanziera, integrandosi nell’imprinting degli ambienti e dei loro apparati decorativi. Così, alla fine, se come ci ricorda Italo Calvino “D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda” (Le città invisibili, 1972), dell’albergo Metropolitan by COMO ci restano le scelte progettuali che aiutano a cogliere il bello di un luogo di per sé suggestivo e un’ospitalità che è carte da vivere. Perché la sua essenza si racchiude poi tutta nel centro benessere, sempre molto curato, come in ogni proposta COMO: nascosto a occhi indiscreti, all’ottavo e ultimo piano dell’hotel, si estende al roof top con piscina e terrazza, dove praticare yoga all’aperto, mentre la vista spazia sulla Waterway e sulla città, può diventare davvero godimento di un’estate perenne.